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STRUMENTI USATI PER FARE TAPPETI IN IRAN
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Le testimonianze degli storici, dei poeti, dei pittori e degli scultori attraverso le quali sappiamo che il tappeto faceva parte della vita quotidiana di antiche civiltà scomparse sono numerose.
Su alcuni vasi etruschi e greci, per esempio, sono raffigurate pile di tappeti, mentre nello Yucatan sono stati ritrovati dei bassorilievi decorati con personaggi intenti a tessere.
Omero, nel secolo IX° A.C., parla di dozzine di tappeti di grande valore e la cortigiana dell’Antico Testamento “ricopre il suo letto con un tappeto d’Egitto”.
Il più antico tappeto annodato a noi noto ha circa 2.500 anni e fu scoperto nella tomba sciita nella vallata di Pazyryk nella Siberia meridionale, miracolosamente conservato nel corso dei secoli assieme agli altri oggetti rinvenuti nella tomba, tutti databili al secolo IV-V A.C.
Dopo il tappeto di Pazyryk, i primi importanti ritrovamenti sono alcuni vasti frammenti rinvenuti nel 1905 nella moschea di Alaeddin a Konya, nell’Anatolia centrale, che risalgono alla seconda metà del secolo XIII°: sono i periodi di dominio delle tribù turche dei Selgiuchidi (così chiamati da loro capo Seljuk) provenienti dalla steppa arabo-caspica. Altri esemplari di tappeti selgiuchidi furono poi ritrovati anni dopo nella moschea di Eshrefoglu a Beyshehir.
Il periodo selgiuchide dal punto di vista delle realizzazioni artistiche è uno dei più brillanti dell’Islam, sorprendente per la prodigiosa ricchezza e varietà della produzione e, nell’ambito dell’Iran musulmano, rappresenta senza dubbio l’epoca di massimo splendore.
Alcune fonti storiche ci descrivono il tappeto noto col nome di Primavera di Cosroe: un tappeto di dimensioni gigantesche (25 x 65 metri) annodato con fili d’oro, d’argento e pietre preziose che venne eseguito per ornare il palazzo dell’imperatore sassanide Cosroe I (531-579 D.C.) a Ctesifonte.
Anche i Crociati furono affascinati dai tesori d’Oriente durante le loro spedizioni e riportarono a casa caldi e meravigliosi tappeti mentre Marco Polo, grande ammiratore di oggetti artistici, tesse ampi elogi sui vari tipi di tappeti che scopre attraversando l’Oriente e descrive i tappeti turchi e caucasici come i migliori al mondo. Le fonti islamiche sostengono che i tappeti anatolici dei secoli XIII° e XIV° fossero tanto ricercati da essere esportati in tutto il mondo. Anche nell’epoca successiva, quella dell’impero ottomano fondato dai turchi ottomani (prendevano tale nome da Osman, 1299-1326, fondatore della dinastia) i tappeti mostrano una sostanziale continuità rispetto a quelli annodati anatolici del periodo selgiuchide.
Nei secoli XIV° e XV° il tappeto assume due fondamentali aspetti: quello della raffigurazione di animali, in particolare uccelli e quadrupedi anche di notevole ricchezza e complessità (tipici delle manifatture dei Safavidi che discendono da tribù turkmene e sotto la cui dominazioni comincia a delinearsi la Persia) e quello con motivi geometrici.
Durante il Rinascimento vennero importati in Europa dall’Oriente diversi tappeti Ushak di piccolo formato: grandi pittori fissarono con estrema precisione lo stile di questi tappeti raffigurandoli nelle loro tele. L’italiano Lorenzo Lotto (1480-1556) dipinse nei suoi quadri un gran numero di questi tappeti dai disegni ad arabeschi, tanto che essi presero ben presto il nome dal pittore, al punto da perdere persino il nome d’origine. Nel secolo XV° il motivo geometrico sostituisce completamente quello naturalistico.
Un disegno geometrico con ottagoni o altre forme chiuse alternate viene definito Holbein, dal nome del pittore tedesco Hans Holbein il Giovane (1497-1543) che raffigurò questa tipologia di tappeti: sono di formato non molto grande, hanno colori netti e ben definiti con prevalenza del blu, del giallo e del rosso; il materiale utilizzato è la lana e il nodo asimmetrico detto anche turco o ghiordes.
Dei periodi successivi, tra i secoli XV° e XVIII°, si conservano circa 1500 esemplari in musei e collezioni private e rappresentano quello che può essere definito il periodo storico del tappeto in tutta l’area orientale dalla Anatolia alla Persia e alla Cina, senza dimenticare le produzioni tessili occidentali che si esprimono attraverso l’arte dell’arazzo e del tappeto. L’unica produzione storica occidentale di tappeti annodati è quella spagnola, accertata fino dal secolo XII° a causa della dominazione araba.
La creazione e lo sviluppo dell’industria del tappeto in Francia è dovuta a Enrico IV (1553-1610) con la nascita degli ateliers di corte. Solo alla fine del secolo XIX° questa espressione artistica viene divulgata con grande riscontro in tutto il mondo come testimonianza di tecnica e di cultura.
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